Con sempre più frequenza e con dilagante, fondata, preoccupazione, i media ci stanno proponendo
stralci di immagini – riprese da videocamere posizionate su richiesta delle Procure,
nell’ambito di azioni giudiziarie di indagine – nelle quali si vedono piccoli di tre, quattro,
cinque anni che vengono strattonati, umiliati, picchiati da coloro che dovrebbero prendersene
cura e rappresentare, per qualsiasi genitore, la figura di fiducia e di riferimento a cui affidare
il proprio figlio minore.
Sul web si chiede di piazzare di default delle telecamere in qualsivoglia struttura per l’infanzia,
per evitare che gli eventuali maltrattamenti cessino solo dopo che il danno è ormai conclamato.
Ma ci sono diversi ostacoli di natura giuridica.

Assistiamo sempre più spesso a scene di atrocità ed amoralità in cui gli abominevoli
delitti, di cui si macchiano le persone riprese, sono quelli di maltrattamento e
di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina di cui agli artt. 571 e 572 c.p. Scene in cui coloro che dovrebbero
esercitare la funzione educativa primaria della pratica pedagogica adottano invece comportamenti afflittivi
e deprimenti della personalità del fanciullo umiliandolo e mortificandolo, oltre a lederlo nell’integrità
fisica e psichica, con gravi danni alla salute e con conseguenze difficilmente “cancellabili” in età adulta.
L’asilo nido o la scuola materna dovrebbero al contrario rappresentare, per eccellenza, i luoghi in cui gli educatori
perseguono il nobile scopo di promuovere e facilitare il processo autonomo di ogni personalità, favorendo la formazione
dell’adulto (così come sostenuto già dall’educatore svizzero Enrico Pestalozzi nei primi dell’ottocento).

Videosorveglianza nelle scuole: sì o no?
TUTELA DEL FANCIULLO:  PRINCIPI
Sappiamo che il bene primario della tutela e della protezione del fanciullo trova una sua prima, esplicita, affermazione
già nella Convenzione di New York del 1989 (ratificata in Italia il 27 maggio 1991 con la legge 176).
Negli articoli 3 e 6 risiedono le granitiche certezze su cui si fonda l’interesse superiore di far crescere ogni bambino
all’interno di un ambiente sano, garantendogli quindi il diritto alla vita, alla sopravvivenza ed allo sviluppo. Per
garantire ciò l’art. 3 sancisce che ogni decisione, azione legislativa, provvedimento giuridico, iniziativa pubblica o
privata di assistenza sociale, deve tenere in preminente considerazione l’interesse superiore del bambino.
Eppure, nonostante l’impianto normativo italiano abbia accolto i principi della Convenzione newyorchese, negli
ultimi anni quello che dovrebbe essere il raggiungimento dell’interesse superiore (citando testualmente) del
fanciullo soccombe innanzi a necessità di bilanciamento con altri interessi e con altre necessità di tutela. Ecco
quindi che il sentimento di impotenza che ci pervade nell’assistere alle scene che i telegiornali diffondono,
solo a seguito delle attività di indagine ormai concluse, è violento. Miseri spettatori imbavagliati ed immobili innanzi
alle immagini acquisite dagli inquirenti, raccolte nell’ambito di indagini che hanno preso piede solo dopo
che i fatti sono accaduti, solo dopo che i piccoli hanno subito per settimane e magari anche per mesi tali
sevizie. Quando queste azioni penali hanno inizio? Su iniziativa di chi?
TUTELA DEL FANCIULLO: LA LEGGE
L’art. 120 c.p. al secondo comma recita: “ per i minori degli anni quattordici e per gli interdetti a cagione
dell’infermità di mente il diritto di querela è esercitato dal genitore o dal tutore”. Del resto sappiamo che fino
ad una certa età le rilevazioni dei piccoli sono “mascherate”: il minore difficilmente riferisce dell’abuso, non sa
raccontare esplicitamente i fatti ma inizia a tenere comportamenti che possono far sorgere il sospetto che ne
sia vittima, assume atteggiamenti erotizzati, incongrui rispetto all’età (in caso di abusi sessuali) ed atti autolesionistici
privi di comprensibile spiegazione. E sono proprio questi atteggiamenti, e l’interpretazione degli
stessi, a far nascere il timore ed il sospetto nei genitori e che li spingono a presentarsi innanzi alle autorità per
sporgere querela. Fermiamoci un attimo. Quanto è difficile per un genitore comprendere una simile situazione
ed affrontarla? Possiamo immedesimarci, ma dubito che si possa minimamente comprendere.

TUTELA DEL FANCIULLO:ISTANZE DEI GENITORI
E sono proprio i genitori, infatti, sempre più spaventati, a voler sensibilizzare le Istituzioni con petizioni on
line con le quali si chiede l’installazione di telecamere negli asili nido e nelle scuole materne. Una di queste,
la più recente, rivolta al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, ha raccolto ben 11.438 firme mentre
l’altra, più risalente nel tempo, era stata indirizzata direttamente al Garante della Privacy. All’epoca l’oggetto
della petizione prevedeva l’installazione di webcam. Sulla delicatissima questione il dott. Soro, espressosi
nel maggio del 2013, aveva assunto una cauta posizione di chiusura: “No all’uso generalizzato di webcam
negli asili nido. La tutela della personalità e della riservatezza dei minori deve prevalere alle esigenze di genitori
e strutture scolastiche” (rif. Doc web n. 2433401). Nonostante questo precedente, le mamme ed i papà di
tutta Italia continuano a far sentire la loro voce chiedendo che si realizzino ambienti di tutela, di salvaguardia e
di cura per i loro piccoli. Perseguire l’interesse superiore del fanciullo, già riconosciuto più di mezzo secolo fa, potrebbe
trovare una concretizzazione con l’installazione, in tutti gli asili e in tutte le scuole materne (sia pubbliche
che private) di un occhio vigile che, nel tecnicismo di una telecamera, controlla e protegge. Affrontare questo delicato
argomento e giungere ad una sì lieta e sollevante conclusione sarebbe la più soddisfacente delle stesure
per chiunque si trovasse a scrivere di simili problematiche. Ma l’intricata rete di norme e la precisione, al bilancino,
di interessi contrapposti, non prepara ad una lastricata e liscia strada verso la realizzazione di tale
risultato: l’interesse superiore del fanciullo da una parte e l’interesse del lavoratore – maestra (ai sensi dell’art.
4 statuto dei lavoratori) dall’altra.
TUTELA DEL FANCIULLO:LIMITI GIURIDICI
Procedere con l’installazione di dispositivi a circuito chiuso di videosorveglianza in tutti gli asili nido e le scuole
materne d’Italia sembrerebbe, di primo acchito, collidere con l’interesse del lavoratore, maestro, che ivi svolge
l’attività educativa, esercitandovi la propria professione a stretto contatto con il bambino. Orbene l’art. 4 Statuto
dei lavoratori, così come recentemente riformato, fa – in parte – cadere il divieto generale di controllo a distanza
dell’attività del lavoratore. Si prevede la possibilità di installare impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali
derivi la possibilità di controllo a distanza dell’attività “esclusivamente per esigenze organizzative e per la sicurezza
del lavoro”, previo accordo collettivo. E’ consentito l’utilizzo delle informazioni ricavate dall’utilizzo degli
strumenti cui sopra “per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro”. Ecco come risulta evidente il crescente
ampliamento dello spettro d’azione per l’utilizzo di impianti di videosorveglianza, allo scopo di garantire una
maggiore tutela per la sicurezza non solo del patrimonio aziendale ma anche per il lavoratore, sul posto di lavoro.
TUTELA DEL FANCIULLO: LA PROPOSTA DI BILANCIAMENTO
A modesto parere della scrivente, ipotizzando un giudizio di bilanciamento degli interessi in questione, sembrerebbe
prevalere l’interesse alla tutela della sicurezza del fanciullo, tale per cui garantire la salute del minore si
tradurrebbe inevitabilmente in una salvaguardia del benessere dell’adulto di domani. L’obbligo di installazione
di impianti di videosorveglianza a circuito chiuso in asili e scuole materne garantirebbe non solo la sicurezza del
bambino e il libero sviluppo della sua personalità, bensì tutelerebbe anche l’operato di coloro che in virtù della
qualifica professionale che ricoprono, svolgono attività a stretto contatto con i minori. Verrebbe garantita la perfetta
aderenza alla realtà di ogni fatto svoltosi all’interno della struttura dell’asilo evitando che l’incapacità dei più
piccoli di narrare gli avvenimenti, condita da una buona dose di fantasia, faccia apparire la più diligente delle
maestre nella incarnazione della più spregevole artefice di condotte lesive proprio a danno dei piccoli.

 

 Alessandro Oliva Privacy Officer FenivaAvv. Barbara Pandolfino

Vedi articolo originale in pdf  Tutela_dei fanciulli_telecamere_asili_scuole_ASItaly_n039-Giu-2016

Articolo pubblicato sul numero 39 della Rivista A&S ITALY -Tecnologie e Soluzioni per la Sicurezza Professionale.